Rinnovabili

Fotovoltaico flottante: RSE avvia ricerca su applicazioni e impatti

4 minuti di lettura a cura della redazione Energine

La nuova frontiera del fotovoltaico galleggiante in Italia

Il fotovoltaico flottante rappresenta una soluzione tecnologica che sta attirando crescente attenzione nel panorama delle rinnovabili italiane. RSE (Ricerca sul Sistema Energetico), società pubblica controllata dal GSE, ha avviato una manifestazione di interesse per identificare partner con cui approfondire le potenzialità degli impianti solari installati su superfici acquatiche.

L’obiettivo dell’iniziativa è duplice: da un lato valutare le possibili applicazioni sul territorio nazionale, dall’altro analizzare gli impatti ambientali e definire i requisiti tecnico-operativi necessari per la gestione di questa tipologia di progetti. Secondo QualEnergia.it, l’esigenza di approfondire questi aspetti è emersa anche nel recente dibattito in Umbria sul lago Trasimeno, dove la tecnologia galleggiante è stata proposta come possibile risposta alla crisi idrica.

Perché il fotovoltaico galleggiante attrae l’interesse del settore

Gli impianti fotovoltaici flottanti offrono vantaggi specifici rispetto alle installazioni tradizionali a terra. In primo luogo, sfruttano superfici acquatiche che non competono con l’agricoltura o altre destinazioni d’uso del suolo, aspetto particolarmente rilevante in un Paese densamente abitato come l’Italia.

La presenza dell’acqua favorisce inoltre il raffreddamento naturale dei moduli fotovoltaici, migliorandone l’efficienza operativa. Contestualmente, la copertura parziale della superficie riduce l’evaporazione, aspetto cruciale per bacini idrici e invasi artificiali in aree soggette a stress idrico.

Tuttavia, la tecnologia pone anche sfide progettuali e gestionali specifiche. I sistemi di ancoraggio devono garantire stabilità in presenza di vento e variazioni del livello dell’acqua. I materiali utilizzati devono resistere all’esposizione continua all’umidità e alle condizioni ambientali lacustri o fluviali. L’interfaccia con l’ecosistema acquatico richiede valutazioni ambientali accurate per minimizzare gli impatti su flora e fauna.

Gli obiettivi della ricerca RSE

La manifestazione di interesse promossa da RSE mira a costruire una base conoscitiva solida su tre pilastri fondamentali.

Mappatura delle applicazioni territoriali

Il primo obiettivo consiste nell’identificare i siti più idonei sul territorio nazionale. Bacini artificiali, laghi, cave dismesse allagate e invasi idroelettrici rappresentano le principali categorie di superfici acquatiche potenzialmente utilizzabili. Ogni tipologia presenta caratteristiche specifiche che influenzano la progettazione e la fattibilità economica.

Valutazione degli impatti ambientali

Il secondo pilastro riguarda l’analisi degli effetti sull’ecosistema acquatico. Le strutture galleggianti modificano la penetrazione della luce solare nell’acqua, con potenziali conseguenze sulla fotosintesi e sulla temperatura. Serve comprendere come questi cambiamenti influenzino le comunità biologiche presenti, dalla vegetazione acquatica alle popolazioni ittiche.

Requisiti tecnico-operativi

Il terzo ambito di ricerca riguarda gli standard progettuali e gestionali. RSE intende definire linee guida che coprano aspetti come i sistemi di ancoraggio, la manutenzione degli impianti, la gestione dell’interfaccia elettrica con la rete e i protocolli di sicurezza specifici per installazioni su acqua.

Il contesto normativo e le prospettive di mercato

A livello europeo, diversi Paesi hanno già sviluppato progetti pilota significativi. I Paesi Bassi ospitano alcuni dei più grandi impianti flottanti europei, mentre la Cina guida il mercato globale con installazioni di scala industriale su bacini artificiali.

In Italia, il quadro regolatorio non prevede ancora disposizioni specifiche per il fotovoltaico galleggiante. Le autorizzazioni seguono iter caso per caso, integrando normative sul fotovoltaico, sulla gestione delle risorse idriche e sulla tutela ambientale. Questa assenza di un percorso autorizzativo chiaro rappresenta uno dei principali ostacoli allo sviluppo del settore.

L’iniziativa di RSE potrebbe fornire gli elementi tecnici e ambientali necessari per costruire un framework normativo dedicato, facilitando la valutazione dei progetti e accelerando i tempi autorizzativi.

Cosa significa per chi opera in Sicilia

La Sicilia presenta caratteristiche territoriali che rendono il fotovoltaico flottante particolarmente interessante. L’isola dispone di numerosi invasi artificiali legati alla gestione irrigua e idroelettrica, molti dei quali sottoutilizzati o soggetti a elevata evaporazione durante i mesi estivi.

La combinazione di elevata radiazione solare e disponibilità di superfici acquatiche crea condizioni favorevoli per sperimentazioni pilota. Tuttavia, la frammentazione della gestione degli invasi e le complessità autorizzative regionali richiedono approcci progettuali specifici.

Per operatori siciliani del settore fotovoltaico, seguire l’evoluzione della ricerca RSE significa acquisire competenze su una tecnologia che potrebbe aprire nuove opportunità di business. La partecipazione a progetti pilota consentirebbe di posizionarsi in anticipo su un segmento di mercato ancora in fase esplorativa ma con potenziale di crescita significativo.

Le prossime tappe

RSE definirà nei prossimi mesi le modalità operative per avviare le collaborazioni con partner pubblici e privati. Le partnership potranno coinvolgere enti gestori di bacini idrici, aziende del settore fotovoltaico, centri di ricerca e amministrazioni locali interessate a valutare soluzioni innovative per la transizione energetica.

I risultati attesi dalla ricerca includono linee guida tecniche, valutazioni di impatto ambientale standardizzate e analisi di fattibilità economica per diverse tipologie di siti. Questi strumenti forniranno una base concreta per decisori pubblici e operatori privati che intendono valutare investimenti nel fotovoltaico galleggiante.

Parallelamente, l’esperienza maturata nei progetti pilota contribuirà a definire criteri per l’integrazione di questa tecnologia negli strumenti di pianificazione energetica regionali e nazionali, accelerando il percorso verso gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030.

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