Colonnine di ricarica in Italia: +17.000 in un anno, cosa cambia
Nel secondo trimestre 2026 installati oltre 6.300 nuovi punti di ricarica. Più della metà ad alta potenza: tempi e copertura migliorano, ma serve spingere sulle auto.
Infrastruttura di ricarica: i numeri del secondo trimestre 2026
L’Italia ha chiuso il secondo trimestre 2026 con un risultato significativo sul fronte dell’infrastruttura per la mobilità elettrica. Secondo il rapporto trimestrale di Motus-E pubblicato il 22 luglio, tra aprile e giugno sono stati attivati 6.311 nuovi punti di ricarica pubblici, portando il totale nazionale a 84.564 unità. Su base annua, le installazioni hanno raggiunto quota 17.003, un record assoluto favorito anche dai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Il dato più rilevante riguarda la tipologia di infrastruttura: il 53% dei punti attivati negli ultimi dodici mesi appartiene alla categoria veloce e ultraveloce, in crescita rispetto al 50% dell’anno precedente. Questo significa che chi utilizza un veicolo elettrico trova sempre più spesso stazioni che riducono drasticamente i tempi di sosta: una colonnina da 150 kW consente di recuperare l’80% della batteria di un’auto media in 20-30 minuti, contro le diverse ore necessarie con la ricarica lenta.
Autostrade: copertura in espansione ma ancora disomogenea
La rete autostradale registra 1.516 punti di ricarica complessivi, dai 1.159 di giugno 2025. Di questi, l’86% eroga corrente continua ad alta potenza, mentre il 59% supera la soglia dei 150 kW. Attualmente poco più della metà delle aree di servizio autostradali dispone di infrastruttura di ricarica. Motus-E rileva però che alcuni concessionari autostradali rimangono indietro: mancano gare d’appalto strutturate per completare la copertura su tutte le tratte principali.
Per chi percorre lunghe distanze — ad esempio un rappresentante che viaggia da Catania verso il Nord Italia — la disponibilità di stazioni fast lungo l’A1 o l’A14 fa la differenza tra un viaggio pianificabile e uno problematico. La sfida è garantire punti di ricarica ogni 50-60 km, come già avviene in parte dell’Europa centrale.
Distribuzione regionale: Nord e Centro guidano, il Mezzogiorno insegue
La Lombardia si conferma leader con 18.177 punti di ricarica pubblici, cresciuti di 4.414 unità in dodici mesi. Seguono Piemonte (9.003 punti, +2.442), Veneto (8.122, +1.946), Lazio (7.864, +722) ed Emilia-Romagna (6.713, +1.431). Milano è la provincia con la maggiore densità di colonnine, un dato che riflette la concentrazione di flotte aziendali e la domanda di mobilità urbana sostenibile.
Al Sud la situazione resta meno sviluppata, anche se i fondi PNRR destinati alle aree a mercato in via di sviluppo stanno producendo i primi risultati. Per la Sicilia, dove la mobilità extraurbana pesa molto e le distanze tra città possono superare i 200 km, accelerare l’installazione di stazioni ad alta potenza lungo le statali principali (SS 114, SS 115, SS 117) diventa prioritario per rendere praticabile l’adozione di veicoli elettrici anche fuori dai grandi centri.
Connessione alla rete: migliora ma servono procedure più snelle
Un dato spesso trascurato riguarda le colonnine installate ma non ancora operative. Al 30 giugno 2026, il 12,3% dei punti di ricarica attendeva l’allaccio da parte dei distributori elettrici locali, in calo rispetto al 14,9% medio del 2025. Il miglioramento è tangibile, ma Motus-E sottolinea che tempi di connessione ancora lunghi — fino a sei-otto mesi in alcune province — rallentano il dispiegamento della rete.
Per un operatore come Energine, che progetta e installa stazioni di ricarica per aziende, condomini e amministrazioni pubbliche, la rapidità di connessione incide direttamente sulla redditività dell’investimento. Semplificare le autorizzazioni e coordinare meglio gli enti locali con i gestori di rete rimane una necessità operativa concreta, non solo una richiesta di principio.
Sosta abusiva e sicurezza degli impianti
Un problema emerso con l’espansione della rete è la sosta selvaggia sugli stalli riservati alla ricarica. In diverse città italiane, la mancanza di controlli sistematici rende inutilizzabili fino al 15-20% delle postazioni nelle ore di punta. Motus-E chiede un confronto con l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) per definire regole omogenee di tutela degli stalli e garantire sanzioni efficaci.
Parallelamente, cresce l’attenzione sulla sicurezza fisica delle infrastrutture: atti vandalici e furti di cavi rappresentano un costo non trascurabile per gli operatori e compromettono la continuità del servizio.
Cosa significa per chi è in Sicilia
La Sicilia parte da una base infrastrutturale limitata rispetto alle regioni del Centro-Nord, ma i margini di crescita sono ampi. I fondi PNRR destinati alle zone a domanda debole stanno finanziando l’installazione di stazioni lungo le principali direttrici. Per un’impresa siciliana che valuta l’elettrificazione della flotta — ad esempio un corriere espresso con base a Modica — la disponibilità di punti di ricarica veloci a Catania, Siracusa, Ragusa e sulla Catania-Palermo diventa un parametro decisivo.
Anche per i condomini, l’installazione di wallbox condivise inizia a essere più accessibile grazie a convenzioni con operatori locali e alle detrazioni fiscali per interventi di efficientamento. Energine, operando sul territorio modicano, affronta quotidianamente le sfide logistiche legate a connessioni e autorizzazioni comunali: la standardizzazione delle procedure aiuterebbe a ridurre i tempi di attesa da sei-otto mesi a poche settimane.
Perché l’infrastruttura cresce ma le immatricolazioni no
Nonostante la crescita record della rete di ricarica, le vendite di veicoli elettrici in Italia rimangono sotto le attese. Fabio Pressi, presidente di Motus-E, osserva che “la rete non può continuare a crescere da sola” e chiede interventi sulla fiscalità delle flotte aziendali, che in Italia rappresentano circa il 30% delle immatricolazioni totali. Le risorse potrebbero arrivare dalla clausola nazionale di salvaguardia prevista dall’Unione Europea per investimenti in sicurezza energetica.
Il punto critico è il fringe benefit: attualmente un dipendente con auto aziendale elettrica paga tasse più alte rispetto a un collega con diesel o benzina, un paradosso che scoraggia le scelte sostenibili. Modificare questa distorsione fiscale potrebbe sbloccare decine di migliaia di ordini l’anno, creando una domanda strutturale che giustificherebbe ulteriori investimenti infrastrutturali.
Prospettive operative per aziende e PA
Per chi gestisce una flotta — sia essa composta da furgoni per la logistica o auto aziendali — pianificare la transizione elettrica richiede oggi meno incertezze rispetto a due anni fa. La copertura autostradale consente trasferte interregionali, mentre nelle città medio-grandi la densità di stazioni pubbliche garantisce alternative alla ricarica privata.
Le amministrazioni pubbliche possono sfruttare bandi dedicati per installare colonnine nei parcheggi comunali, creando un servizio ai cittadini e generando piccole entrate dalla vendita di energia. Per i condomini, il modello delle comunità energetiche — che integrano fotovoltaico e storage — può abbinarsi a punti di ricarica condivisi, ottimizzando i consumi e riducendo i costi in bolletta.
Energine affianca clienti industriali, commerciali e residenziali nella progettazione di soluzioni integrate: dall’impianto fotovoltaico alla colonnina, fino all’accumulo che consente di ricaricare i veicoli con energia autoprodotta, abbattendo i costi operativi e migliorando l’impronta ambientale.
- Motus-E (mobilità elettrica) · Auto elettriche, record in Italia per le nuove colonnine di ricarica: tutti i dati aggiornati · www.motus-e.org