CER e PNRR: 15.465 domande escluse dai fondi. Le alternative

Lo scenario: fondi PNRR terminati, migliaia di progetti CER in attesa
La corsa ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destinati alle Comunità Energetiche Rinnovabili si è chiusa con un dato inequivocabile: 15.465 domande rimangono escluse dalla dotazione prevista. Secondo quanto riportato da QualEnergia.it, l’intero budget di 2,2 miliardi di euro stanziato dal PNRR per questa misura risulta ora completamente allocato, lasciando fuori un numero significativo di iniziative già presentate e in fase di valutazione.
Il meccanismo di selezione del bando PNRR seguiva criteri cronologici e di merito tecnico: priorità ai progetti in aree a maggiore disagio economico, con particolare attenzione ai Comuni sotto i 5.000 abitanti e alle configurazioni che coinvolgevano enti pubblici o cooperative. Nonostante la definizione chiara dei requisiti, la domanda ha largamente superato l’offerta disponibile, evidenziando un interesse concreto del tessuto imprenditoriale e amministrativo italiano verso le configurazioni di autoconsumo collettivo.
Per chi ha presentato domanda e non è rientrato nell’allocazione PNRR, resta tuttavia una rete di opportunità alternative, sia a livello nazionale che regionale, che merita un’analisi puntuale.
Tariffa incentivante GSE: il canale principale ancora aperto
Il principale strumento di sostegno alle CER che rimane pienamente operativo è la tariffa incentivante gestita dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici), istituita dal decreto ministeriale del 7 dicembre 2023 (DM CACER). Questo incentivo non dipende dai fondi PNRR ed è finanziato direttamente attraverso il sistema degli oneri in bolletta, con una dotazione complessiva di circa 5,7 miliardi di euro distribuiti su 20 anni.
La tariffa premio riconosce un contributo economico sull’energia rinnovabile condivisa all’interno della CER, con valori differenziati per tipologia di impianto e fascia di potenza. Per impianti fotovoltaici fino a 200 kW, ad esempio, la tariffa base si attesta intorno a 60-80 €/MWh per l’energia autoconsumata virtualmente, a cui si aggiunge il rimborso delle componenti tariffarie non godute (circa 8-10 €/MWh). L’incentivo è erogato per 20 anni dalla data di entrata in esercizio degli impianti.
A differenza del contributo PNRR, che copriva fino al 40% dei costi di investimento in conto capitale, la tariffa GSE remunera la produzione effettiva nel tempo. Questo implica un ritorno economico distribuito, che richiede una pianificazione finanziaria più articolata ma offre stabilità di lungo periodo. Le domande per accedere alla tariffa incentivante si presentano attraverso il portale del GSE e non hanno una scadenza prefissata: il meccanismo è aperto fino a esaurimento della dotazione complessiva, attualmente ancora ampiamente disponibile.
Requisiti e tempistiche per la tariffa GSE
Per accedere alla tariffa incentivante, la Comunità Energetica deve essere formalmente costituita come soggetto giuridico (associazione, cooperativa, ente del terzo settore, consorzio) e deve rispettare i vincoli geografici di configurazione: tutti i membri devono essere connessi alla medesima cabina primaria di Media Tensione. Gli impianti di produzione ammessi devono essere nuovi o oggetto di potenziamento, entrati in esercizio dopo il 15 dicembre 2021, con potenza unitaria non superiore a 1 MW.
La procedura prevede due passaggi principali: la richiesta di verifica preliminare della configurazione (con tempi di istruttoria GSE di circa 60-90 giorni) e successivamente, una volta realizzati gli impianti, la domanda di accesso alla tariffa. L’intero processo richiede in media 4-6 mesi dal completamento dell’iter autorizzativo degli impianti.
Bandi regionali e strumenti locali: il mosaico del finanziamento territoriale
Accanto agli incentivi nazionali, diverse Regioni italiane hanno attivato linee di finanziamento proprie per sostenere la nascita di CER, spesso combinabili con la tariffa GSE. La Sicilia, in particolare, ha stanziato nel 2023 una dotazione di 30 milioni di euro attraverso il PO FESR 2021-2027, destinata a contributi a fondo perduto fino al 50% delle spese ammissibili per la costituzione di comunità energetiche nei territori regionali.
I bandi regionali siciliani prediligono progetti che coinvolgano almeno un ente pubblico tra i membri fondatori e che dimostrino ricadute occupazionali o sociali sul territorio. Le scadenze variano in funzione delle aperture sportello: l’ultima finestra si è chiusa a marzo 2024, ma la Regione ha annunciato una nuova apertura prevista per il terzo trimestre 2024, con modalità e requisiti da definire con apposito decreto assessoriale.
Anche altre Regioni del Centro-Nord hanno predisposto analoghe misure: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna ed Piemonte dispongono di linee di finanziamento tra 20 e 50 milioni ciascuna, con percentuali di copertura che oscillano tra il 30% e il 60% dei costi ammissibili. La sovrapposizione tra contributo regionale e tariffa nazionale GSE è consentita, rendendo particolarmente interessante la pianificazione su più livelli di incentivo.
Il ruolo del MASE: nuovi strumenti e prospettive
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) sta lavorando alla definizione di ulteriori strumenti di supporto per le configurazioni di autoconsumo, soprattutto a seguito della saturazione PNRR. Tra le ipotesi in discussione, un fondo rotativo dedicato alle CER costituite da imprese, con garanzie pubbliche fino all’80% dell’investimento e tassi agevolati.
Al momento non esistono bandi MASE specifici aperti oltre a quelli già confluiti nel PNRR, ma i tavoli tecnici con GSE e Cassa Depositi e Prestiti lasciano presagire novità entro la fine del 2024. La logica è quella di non lasciare scoperti i progetti esclusi dal PNRR, garantendo continuità di policy e supportando il raggiungimento degli obiettivi nazionali di produzione da fonti rinnovabili al 2030 (71% di quota elettrica da FER).
Cosa significa per chi opera in Sicilia
Per gli operatori siciliani, pubblici o privati, l’esclusione dai fondi PNRR non chiude la porta agli investimenti in CER. La combinazione tra tariffa GSE (sempre accessibile) e bandi regionali FESR (in riapertura) costituisce una via praticabile per ottenere copertura finanziaria complessiva fino al 50-60% dei costi, con ritorni economici di lungo periodo garantiti dalla produzione incentivata.
La Regione Siciliana ha inoltre segnalato l’intenzione di destinare ulteriori risorse FSC (Fondo Sviluppo e Coesione) alle energie rinnovabili distribuite, con particolare focus sulle aree interne e i piccoli Comuni. Per le imprese della filiera energetica come Energine, questo scenario apre spazi concreti di sviluppo progettuale, soprattutto nell’accompagnamento tecnico-amministrativo ai soggetti pubblici e privati che intendono costituire CER nei territori ragusani e modicani.
Pianificare senza il PNRR: strategie operative
Chi non è rientrato nei 2,2 miliardi PNRR deve rivedere il piano economico-finanziario del progetto, privilegiando la tariffa GSE come flusso di cassa principale e integrando eventuali contributi regionali. La tempistica diventa più lunga (nessun anticipo in conto capitale), ma la bancabilità resta elevata grazie alla certezza ventennale del contratto GSE.
È consigliabile presentare subito la richiesta di verifica preliminare al GSE per bloccare la configurazione, mentre si attendono le riaperture regionali. Gli impianti possono essere realizzati in parallelo, purché rispettino i requisiti tecnici (potenza, data di entrata in esercizio, connessione) e la CER sia già costituita formalmente.
Conclusioni operative: alternative concrete, non solo attesa
L’esaurimento dei fondi PNRR per le CER rappresenta un rallentamento nella strategia di finanziamento più vantaggiosa, ma non un arresto delle opportunità. La tariffa incentivante GSE continua a offrire redditività stabile e di lungo periodo, mentre i bandi regionali—in Sicilia come altrove—permettono di recuperare parte del gap lasciato dal contributo in conto capitale.
Per le 15.465 domande rimaste escluse, la strada passa ora attraverso una progettazione finanziaria diversificata, che combini più strumenti e valorizzi il ruolo della produzione energetica condivisa come asset economico duraturo. Il mercato delle CER non si ferma: cambia semplicemente pelle, premiando chi sa navigare il mosaico degli incentivi disponibili con competenza tecnica e visione strategica.


