Auto elettriche verso il 2035: batterie e colonnine al centro
Entro il 2035 l'Italia potrebbe contare 8 milioni di veicoli elettrici, ma il traguardo dipende da infrastrutture di ricarica e produzione locale di batterie.
Otto milioni di veicoli elettrici entro il 2035: scenario o miraggio?
L’Italia si trova di fronte a un bivio. Secondo le proiezioni di Motus-E, entro il 2035 il parco circolante di veicoli elettrici e plug-in hybrid potrebbe raggiungere gli 8 milioni di unità, con una riduzione delle importazioni di petrolio superiore a 34 milioni di barili all’anno rispetto ai livelli attuali. Il valore economico del greggio risparmiato oscilla tra 2,4 e 2,9 miliardi di euro, come riportato da Qualenergia.
Questi numeri assumono però un significato concreto solo se il Paese riuscirà a superare due ostacoli strutturali: l’espansione della rete di ricarica pubblica e privata, e la capacità di produrre o integrare batterie di qualità nella catena del valore europea. Tra lo scenario prudente e quello accelerato, la differenza è di 1,4 milioni di veicoli e 32.000 punti di ricarica pubblici. Non poco, quando il settore dei trasporti pesa per quasi un terzo sulle emissioni complessive di gas serra dell’Unione Europea.
Infrastrutture di ricarica: il collo di bottiglia da sciogliere
La diffusione di colonnine e wallbox rappresenta il nodo critico. Le proiezioni di Motus-E evidenziano che senza una rete capillare di punti di ricarica veloci lungo le direttrici autostradali e di punti lenti nei centri urbani, condomini e luoghi di lavoro, la transizione rischia di arrestarsi ben prima del 2035. L’esperienza europea mostra che le aziende, le pubbliche amministrazioni e i condomini svolgono un ruolo decisivo: oltre il 70% delle ricariche avviene in casa o sul luogo di lavoro, mentre la ricarica pubblica sostiene l’uso extraurbano e i veicoli commerciali.
L’Italia sconta un ritardo infrastrutturale rispetto a Germania, Francia e Paesi Bassi. Le gare pubbliche per l’installazione di colonnine procedono con lentezza, e molte amministrazioni locali faticano a coordinare gli interventi di scavo, allaccio e manutenzione. Parallelamente, le imprese elettriche e gli operatori della mobilità si trovano a gestire investimenti rilevanti senza certezze sui tempi di rientro, complice un quadro normativo ancora in evoluzione.
Soluzioni operative per aziende e condomini
Per le imprese, installare colonnine in sede significa offrire un servizio ai dipendenti, attrarre clienti sensibili alla sostenibilità e prepararsi all’elettrificazione delle flotte aziendali. I condomini, dal canto loro, possono sfruttare detrazioni fiscali e incentivi regionali per realizzare infrastrutture condivise. La chiave è progettare impianti scalabili, in grado di gestire carichi variabili senza sovraccaricare la rete elettrica condominiale.
Le soluzioni tecniche vanno dalla gestione intelligente della potenza disponibile (load balancing) all’integrazione con sistemi fotovoltaici e accumuli, che permettono di ricaricare sfruttando energia autoprodotta nelle ore diurne e riducendo i prelievi dalla rete nelle fasce serali. Questo approccio non solo abbatte i costi operativi, ma aumenta la resilienza energetica dell’edificio o dell’azienda.
Batterie: il vero campo di battaglia industriale
Se le colonnine rappresentano il braccio operativo della mobilità elettrica, le batterie ne sono il cuore pulsante. La capacità produttiva locale di celle e moduli determina la competitività dell’intera filiera automotive. L’Europa ha varato piani per gigafactory distribuite sul territorio, ma l’Italia sconta un ritardo rispetto a Polonia, Ungheria e Spagna, dove i grandi gruppi asiatici ed europei hanno già avviato impianti di produzione.
La questione non è solo economica: dipendere da fornitori extra-UE per una componente strategica espone l’industria a rischi geopolitici e logistici. La creazione di una filiera integrata, che vada dall’estrazione e raffinazione dei materiali critici (litio, cobalto, nichel) fino all’assemblaggio e al riciclo delle batterie a fine vita, è una priorità dichiarata nei documenti comunitari. L’Italia potrebbe giocare un ruolo nel segmento del riciclo e nella ricerca su chimiche alternative (sodio-ione, litio-zolfo), ma serve una strategia industriale coerente e finanziamenti mirati.
Sfide per le lunghe percorrenze
Per i veicoli commerciali e i mezzi pesanti, l’autonomia rimane il punto dolente. Uno studio ENEA pubblicato sull’International Journal of Hydrogen Energy mostra che oltre i 300 chilometri giornalieri i camion a celle a combustibile a idrogeno diventano più competitivi dei truck elettrici a batteria, con costi totali di possesso inferiori fino al 55%. Questo dato suggerisce che la transizione della logistica pesante passerà probabilmente da un mix di tecnologie, anziché da un’unica soluzione dominante.
Per le auto e i veicoli commerciali leggeri, invece, le batterie rimangono la scelta privilegiata: costi in calo, tempi di ricarica in miglioramento e infrastrutture più semplici da realizzare rispetto agli impianti di distribuzione dell’idrogeno. Il punto di equilibrio dipenderà dall’evoluzione delle densità energetiche delle celle e dall’espansione della rete di stazioni di servizio H₂, oggi ancora limitata a pochi corridoi pilota europei.
Cosa significa per chi è in Sicilia
La Sicilia presenta un’opportunità unica per accelerare sulla mobilità elettrica. L’isola beneficia di un’irradiazione solare tra le più alte d’Europa, ideale per abbinare fotovoltaico e colonnine di ricarica in autoconsumo. Le aziende siciliane che installano impianti fotovoltaici possono integrare sistemi di ricarica per flotte aziendali o clienti, riducendo la dipendenza dalla rete e valorizzando l’energia prodotta in loco.
Sul fronte infrastrutturale, i comuni siciliani stanno avviando gare per punti di ricarica pubblici lungo le coste e nei centri storici, ma restano indietro rispetto alle principali città del Nord. Per i condomini, le difficoltà burocratiche e l’età media degli edifici complicano gli interventi, ma i fondi regionali e nazionali offrono margini di manovra. Le imprese di installazione che operano sul territorio, come Energine, possono supportare progettazione, iter autorizzativo e gestione post-vendita, trasformando la complessità normativa in un vantaggio competitivo per chi sceglie partner locali esperti.
Riduzione delle importazioni petrolifere: un dividendo strategico
Oltre agli aspetti ambientali, la sostituzione progressiva dei veicoli a combustione con elettrici produce un beneficio economico diretto per il Paese. Ogni milione di veicoli elettrici in circolazione riduce la dipendenza da greggio importato di circa 4-5 milioni di barili all’anno, secondo le stime di Motus-E. Su scala nazionale, il risparmio cumulato potrebbe liberare risorse per investimenti infrastrutturali o per sostenere altre voci della bilancia dei pagamenti.
Questo dividendo assume rilevanza particolare in un contesto di volatilità dei prezzi energetici e tensioni geopolitiche. La mobilità elettrica, se alimentata da fonti rinnovabili locali, riduce l’esposizione alle oscillazioni del mercato petrolifero e rafforza la sicurezza energetica del sistema-Paese.
Il ruolo degli operatori locali nella transizione
La transizione verso 8 milioni di veicoli elettrici entro il 2035 non si compie per decreto. Serve una rete di operatori capaci di progettare, installare e manutenere infrastrutture di ricarica adeguate alle esigenze di imprese, condomini e pubbliche amministrazioni. I fornitori che integrano competenze su fotovoltaico, accumuli e colonnine possono offrire soluzioni chiavi in mano, riducendo i tempi di realizzazione e ottimizzando i flussi energetici.
Per le aziende, la scelta di un partner territoriale comporta vantaggi concreti: sopralluoghi rapidi, conoscenza delle normative locali, assistenza post-vendita continuativa. Per i condomini, la vicinanza dell’installatore facilita assemblee, verifiche tecniche e rapporti con l’amministratore. In Sicilia, dove le distanze e le peculiarità del territorio possono complicare gli interventi, disporre di un referente locale fa la differenza tra un progetto che decolla e uno che si arena.
Prospettive per il 2035: un percorso da costruire
Il traguardo degli 8 milioni di veicoli elettrici è raggiungibile, ma richiede scelte coerenti nei prossimi anni. L’espansione della rete di colonnine pubbliche e private, lo sviluppo di una filiera nazionale delle batterie e l’integrazione con le fonti rinnovabili rappresentano i pilastri su cui fondare la mobilità sostenibile italiana. Il ritardo accumulato rispetto ad altri Paesi europei non è incolmabile, ma serve accelerare su autorizzazioni, investimenti e coordinamento tra livelli di governo.
Per le imprese e i privati, il momento di muoversi è adesso: i costi delle tecnologie sono in discesa, gli incentivi sono attivi e la normativa europea spinge verso obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni. Chi investe oggi in infrastrutture di ricarica e generazione rinnovabile si posiziona su un mercato destinato a crescere in modo esponenziale, mentre chi attende rischia di trovarsi impreparato di fronte a obblighi normativi e costi energetici meno competitivi.
- Qualenergia · Auto elettriche, batterie e ricarica: il bivio italiano verso il 2035 · www.qualenergia.it
- Rinnovabili.it · Oltre 300 km i costi calano fino al 55%: i camion a idrogeno sfidano l'elettrico nel trasporto merci · www.rinnovabili.it