MOBILITà

Fondi PNRR per colonnine EV: perché molti restano non assegnati

Miliardi del PNRR per la rete di ricarica elettrica fermi o inutilizzati. Analisi degli ostacoli burocratici e tecnici che frenano l'infrastruttura EV in Italia.

4 Giu 2026 5 min di lettura

Il paradosso dell’infrastruttura di ricarica in Italia

L’Italia ha stanziato oltre 700 milioni di euro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per accelerare la diffusione delle colonnine di ricarica per veicoli elettrici. Eppure, a distanza di oltre due anni dai primi bandi, una quota significativa di questi fondi resta non assegnata o bloccata in progetti che non hanno mai visto la luce. Parallelamente, molte delle colonnine già installate rimangono inattive per mesi, prive di connessione alla rete elettrica o di un gestore operativo.

Secondo quanto riportato da DMove, il collo di bottiglia non è tanto la tecnologia quanto la macchina amministrativa e la frammentazione delle competenze tra enti locali, distributori di energia e operatori privati. Un meccanismo che doveva spingere la mobilità elettrica rischia così di trasformarsi in un freno.

Dove si bloccano i fondi PNRR

I principali bandi PNRR per l’infrastruttura di ricarica erano rivolti a diversi segmenti: autostrade e strade extraurbane, centri urbani, aree residenziali e flotte aziendali. Tuttavia, diversi progetti approvati sulla carta non sono mai partiti. Le cause più frequenti includono l’impossibilità di ottenere autorizzazioni edilizie in tempi utili, ritardi nell’allaccio da parte dei distributori elettrici e carenza di personale tecnico qualificato presso i Comuni per istruire le pratiche.

In alcune Regioni del Sud Italia, compresi territori siciliani, molti Comuni hanno rinunciato a partecipare ai bandi per mancanza di risorse interne o per l’incompatibilità dei vincoli paesaggistici con le tempistiche imposte dal PNRR. Il risultato è un gap infrastrutturale crescente: al Nord le colonnine sono mediamente più numerose e funzionanti, mentre nel Mezzogiorno restano ampie zone scoperte.

Colonnine installate ma non operative: i nodi tecnici

Non basta posare una colonnina per renderla funzionale. Serve un allaccio elettrico adeguato, spesso con potenziamento della cabina di trasformazione locale, e un contratto di gestione con un operatore di mobilità (CPO – Charge Point Operator) che ne curi manutenzione, connettività e fatturazione. Molte amministrazioni hanno completato l’installazione fisica ma si sono arenate in uno di questi passaggi.

Le segnalazioni degli utenti su piattaforme come Vaielettrico confermano che una frazione rilevante delle colonnine mappate su app e navigatori risulta “fuori servizio” o “non comunicante”. Questo genera frustrazione negli automobilisti elettrici, che si trovano a pianificare viaggi su infrastrutture che sulla carta esistono ma nella pratica sono inutilizzabili.

Il problema è particolarmente acuto per le colonnine fast e ultra-fast, che richiedono connessioni trifase da almeno 100 kW. In zone rurali o semi-rurali la rete elettrica locale spesso non regge tali carichi senza interventi strutturali, che possono richiedere mesi e costi elevati a carico del distributore.

Implicazioni per aziende e condomini

Per le imprese che gestiscono flotte aziendali, la mancanza di una rete pubblica affidabile sposta l’onere verso soluzioni private: installazione di colonnine in sede, con investimento iniziale e tempi di ammortamento più lunghi. Analogamente, i condomini interessati a dotarsi di punti di ricarica condivisi devono affrontare iter autorizzativi complessi, soprattutto in presenza di vincoli architettonici.

La normativa italiana impone al condominio di approvare le richieste di installazione di colonnine private, ma spesso mancano linee guida chiare su ripartizione dei costi di potenziamento dell’impianto comune. Questo genera contenziosi o stalli decisionali che ritardano ulteriormente l’adozione di veicoli elettrici.

Cosa significa per chi è in Sicilia

La Sicilia presenta una densità di colonnine pubbliche inferiore alla media nazionale, con concentrazioni lungo la costa orientale e nei principali centri urbani (Palermo, Catania, Messina). Le aree interne e la costa meridionale restano largamente scoperte. Alcuni bandi PNRR riservati ai piccoli Comuni siciliani sono andati deserti proprio per le difficoltà burocratiche descritte.

Per aziende siciliane che operano nella logistica o nei servizi, investire in colonnine private diventa quasi obbligatorio se si vuole elettrificare la flotta senza dipendere da una rete pubblica incerta. La Regione ha attivato incentivi regionali complementari al PNRR, ma i tempi di erogazione restano lunghi e subordinati a rendicontazioni puntuali.

Dal punto di vista delle opportunità, la carenza infrastrutturale apre spazi per operatori locali qualificati nell’installazione e gestione di colonnine, soprattutto se in grado di offrire pacchetti chiavi in mano che comprendano progettazione, autorizzazioni, allaccio e manutenzione.

Prospettive e possibili soluzioni

Il Ministero delle Infrastrutture ha annunciato una revisione delle procedure per semplificare l’iter autorizzativo delle colonnine, riducendo da sei a tre mesi i tempi medi per i permessi. Resta da vedere se questo sarà sufficiente a sbloccare i progetti fermi e a garantire il rispetto delle milestone PNRR, che prevedono il raggiungimento di 21.000 punti di ricarica pubblici entro fine 2026.

Sul fronte tecnico, l’adozione di sistemi modulari plug-and-play e l’uso di accumuli locali (batterie stazionarie) potrebbero aggirare alcuni vincoli di rete, consentendo l’installazione di colonnine fast anche in zone con cabine elettriche sottodimensionate. Alcune sperimentazioni sono già in corso nel Nord Italia, ma la diffusione su larga scala richiede investimenti e competenze che non tutti i Comuni possiedono.

Per le imprese e i professionisti del settore, il messaggio è chiaro: la transizione alla mobilità elettrica non può attendere che la rete pubblica sia completa. Chi vuole elettrificare oggi deve valutare soluzioni private o semi-private, eventualmente condivise con altri soggetti (es. consorzi industriali, centri commerciali), e inserirle in un piano energetico più ampio che includa anche fotovoltaico e accumulo.

Fonti dell'articolo
  1. DMove · Colonnine di ricarica, molti fondi PNRR mai assegnati. E le colonnine installate? Tante restano inattive · news.google.com
  2. Vaielettrico · L'app EVDC per ricaricare la mia prima elettrica. Ma è affidabile? · news.google.com
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Redazione Energine

Sintesi indipendente dalle fonti del settore energia in Italia. Modica, Sicilia.

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